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18 aprile 2007
Cinema e Lavoro: un binomio made in Terni Ha aperto i battenti ieri la V edizione del Festival CINEMA e/è LAVORO di Terni con il vincitore del Premio della regia all'ultima Mostra del Cinema di Venezia. “Daratt” di Mahamat-Saleh Haroun, che uscirà nelle sale italiane il 25 maggio distribuito dalla Lucky Red, ha inaugurato la rassegna diretta da Stefano Della Casa. Mahamat-Saleh Haroun ha quindi tenuto a battesimo CINEMA e/è LAVORO di quest’anno. Il regista proveniente dal Ciad proprio a Terni è stato insignito del premio del Festival "per il lavoro nel cinema", che nelle passate edizioni è andato a cineasti del calibro di Ken Loach, Bertrand Tavernier, Danis Tanovic e Marco Belloccio. Il premio è stato consegnato da un autore e attore del nostro cinema, Michele Placido. Il festival di Terni quest’anno ci farà conoscere l’opera di Haroun, con un omaggio che comprende altri due film dello stesso autore, “Bye Bye Africa” e “Sotigui Kouyatè”, due opere che propongono una riflessione, tra passato e presente, sul fare cinema ed essere attore in Africa. La protagonista di oggi è invece Stefania Sandrelli, che assieme al regista Michael Schroeder alle 21.00 presenterà il film “Man in the Chair”. Ancora una volta il mestiere di regista e quello dell’attore sono sotto i riflettori della rassegna. Più erudito invece il pomeriggio al festival: con “Lettera ad un film mai fatto”, documentario di Giorgio Treves sul progetto di Visconti di girare un film tratto da “Alla ricerca del tempo perduto” di Proust. Treves incontrerà il pubblico insieme al professor Alberto Beretta Anguissola, uno dei più importanti studiosi del grande scrittore francese. Ideale per chi è affascinato dall'universo viscontiano e vuole avere un assaggio, senza nessuna pretesa accademica, della narrazione proustiana e dei suoi possibili punti di contatto con quelli della narrazione cinematografica. Per l’aperitivo il festival ritorna sul tema del lavoro con la presentazione del libro “Voice Center” di Zelda Zeta, storie, sogni, paure che si incrociano in un luogo simbolo del lavoro nell'era della comunicazione: il call center. Una commedia umana che verrà un po' raccontata e un po' messa in scena. FOTO: Stefano della Casa, direttore del festival di Terni Etichette: Festival Inserito da ottoemezzo a-live alle 15:00 0 commenti14 aprile 2007 E’ Udine la capitale del Far East E’ sempre stato il territorio d’elezione del cinema di Hong Kong. Ora giunto alla nona edizione, il Far East Festival allarga i suoi orizzonti. L’edizione 2007 della rassegna, che si svolge a Udine dal 20 al 28 aprile presso il Teatro Nuovo e gli Spazi del Visionario, propone un vero e proprio viaggio tra le tendenze e gli stili cinematografici dell’intera Asia. A far la parte del leone naturalmente c’è la Cina, con i suoi trecento film prodotti solo nel 2006. Ma anche le altre cinematografie del continente asiatico sono molto ben rappresentate: dalla new wave di Patrick Tam, a cui quest’anno è dedicata la retrospettiva, alla magniloquenza dei blockbuster giapponesi, dalla stravagante e misconosciuta produzione filippina, fino alle commedie romantiche thailandesi e alle emozioni a tinte forti messe in scena dal cinema coreano. E se fino a pochi anni fa il Far East era considerato una manifestazione di nicchia, per cinefili a caccia di rimandi e citazioni tra Hollywood e l’Estremo Oriente, oggi che la Cina e l’Asia in generale sono sempre più percepite come la nuova frontiera dell’Occidente, la rassegna udinese è proprio in tema con l’attualità e i nostri tempi. Negli anni la manifestazione è cresciuta e meriterebbe un seguito più internazionale, visto che ogni anno porta in Italia un parterre di ospiti asiatici davvero eccezionale. Quest’anno tra le numerose star orientali, c’è molta attesa per il regista Patrick Tam. Considerato unanimemente il maestro del più celebre, in Europa, Wong Kar Wai, Tam è l’indiscusso protagonista di quella nouvelle vague che negli anni Ottanta rivoluzionò il cinema made in Hong Kong. Spirito anticonformista e provocatorio, fu Tam a lanciare nel firmamento delle star Leslie Cheung. FOTO: Una scena di "After this our Exile" di Patrick Tam In anteprima la nuova sigla del festival -->http://www.youtube.com/watch?v=G1WZgNt92aY Etichette: Festival Inserito da ottoemezzo a-live alle 18:30 0 commenti23 marzo 2007 Cartoons on the Bay trasloca a Salerno La più importante vetrina dell’animazione televisiva ritorna alla ribalta con un cambio di scena. A far da cornice alla manifestazione di RaiTrade “Cartoons on the Bay” non sarà più Positano, ma la meno modaiola e glamour Salerno. Dal 19 al 22 aprile 2007 quindi il capoluogo di provincia campano diverrà la capitale mondiale dell’animazione. Autori, professionisti del settore, buyers, distributori, editori multimediali e giornalisti non solo italiani negli ultimi anni hanno decretato Cartoons on the Bay, come una delle manifestazioni di punta nel campo dell’animazione. Merito di ospiti e giuria di alto profilo e di un programma davvero ben calibrato. Per l’undicesima edizione della rassegna, la giuria internazionale, chiamata ad assegnare i prestigiosi Pulcinella Awards, realizzati dal maestro dell'animazione italiana Emanuele Luzzati recentemente scomparso, sarà composta da Wolfgang Wegmann - Westdeutscher Rundfunk (WDR), Germania, Jan-Willem Bult - KRO Youth TV, Olanda, Beth Gardiner - Playhouse Disney, Stati Uniti, Céline Limorato - France 5, Francia, e Maurizio Forestieri - regista, Italia. In quattro giorni sfileranno a Salerno 162 programmi provenienti da 30 Paesi, che vanno dagli Stati Uniti al Canada, fino a Francia, Germania e Italia. Spiccano quest’anno le candidature di Estonia, Croazia, Israele, Polonia, Singapore e di Taiwan. Tra le opere che hanno già fatto parlare di sé c’è “Starveillance”, film in concorso nella sezione dedicata a tutte le età del Festival, che insinua uno sguardo indiscreto nella segreta, o meglio immaginaria, vita privata delle Star di Hollywood. C’è poi molta attesa per “Anna and the moods”, programma in concorso nella categoria Tv special, che vanta le voci della cantante Bjork, Damon Albarn dei Blur e Terry Jones dei Monty Python. Si animano, invece, direttamente dalle vignette di amatissimi fumetti i programmi “Rat-man”, “Rahan, son of the Dark Age” e “Uffa, che Pazienza”, dai fumetti di Andrea Pazienza, mentre rivisita la classica fiaba di Pierino e il lupo il Tv special “Peter and the wolf” con la meravigliosa musica di Prokofiev eseguita dall’Orchestra Philharmonia. Ritornano noti animatori come Fusalo Yusaki, con il suo Peo alle prese con le opere d’arte in “Peo Gallery”, e Bill Plympton, con il sequel del candidato all’Oscar Guard Dog. Ma Cartoon on the Bay è anche un’importante vetrina per giovani animatori, come i ragazzi del CSC, che proprio a Salerno debutteranno con “Wives Supermarket”. Etichette: Festival Inserito da ottoemezzo a-live alle 18:00 2 commenti26 febbraio 2007 Dopo due edizioni romane, i Nastri tornano a Taormina di Sabina PrestipinoSaranno consegnati la sera di sabato 23 giugno al Teatro Antico di Taormina. I nastri d'Argento 2007, dopo due edizioni romane, ritornano quindi nel luogo dove hanno vissuto una lunga stagione memorabile. "Il premio dei giornalisti cinematografici chiuderà infatti l'appuntamento che Taormina Arte dedica al cinema, offrendo, non solo ai film premiati ma a tutto il cinema italiano, un'occasione strategica per tentare ancora una volta quel prolungamento della stagione con il quale l'industria potrebbe accendere gli schermi anche d'estate" si legge in una nota diffusa dal Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani, presieduto da Laura Delli Colli. Il ritorno nella località turistica siciliana dei Nastri coincide anche con una sorta di "new deal" del festival di Taormina, la cui direzione artistica quest'anno è stata affidata a Deborah Young, critica di "Variety". E non è un caso: in effetti che tra Laura Delli Colli e Felice Laudadio, il precedente direttore artistico della rassegna taorminese, non corresse buon sangue non è mai stato un mistero. Da qui la decisione del direttivo del SNGCI nel 2005 di ritirarsi a Taormina, per tenere la serata di premiazione a Roma, dove peraltro ha sede il Sindacato dei Giornalisti Cinematografici. Per quanto affascinante sia la capitale, tuttavia Roma non ha mai offerto una cornice di pari appeal a quella unica del Teatro Antico di Taormina. Per la formazione delle candidature ai Nastri d’argento saranno presi in esame i film usciti durante tutto il 2006 e fino al 31 marzo 2007. Sabato 14 aprile è prevista a Roma la presentazione ufficiale delle "cinquine" e all'inizio di giugno l'annuncio dei vincitori che il 23 giugno riceveranno i Nastri d’argento a Taormina. Etichette: Festival Inserito da ottoemezzo a-live alle 00:24 0 commenti30 dicembre 2006 “Mi si nota di più se vengo o resto a casa?” Nanni incappa nelle risse subalpineDopo 48 ore Nanni Moretti rinuncia a dirigere il festival di Torino. In una lettera a “La Stampa” dice che il clima è troppo arroventato dalle polemiche e che lui non se la sente quindi di lavorare con gioia ad un festival che ha sempre apprezzato. “Vi lascio alle vostre questioni di metodo, ai vostri rancori” conclude il regista. Intanto continua lo scambio di battute al vetriolo all’interno di quello che un tempo si definiva il clan Rondolino. Barbera sembra si sia dimesso dall’incarico di direttore del Museo del Cinema, Stefano della Casa dice che la rinuncia di Moretti è un danno incalcolabile per la città di cui solo Rondolino è responsabile e Rondolino se la prende con entrambi i suoi ex luogotenenti. §§§ Torino è la città che ha visto il trionfo delle Olimpiadi invernali, che è stata protagonista del rilancio della Fiat o è un paesello nebbioso, ai confini con la Francia, un po’ micragnoso che ha buone idee ma alla fine si perdono sempre in mille rivoli e battagliucce da fiera di paese? Torino è tutte e due queste cose. Perché, ricordiamoci, che anche i successi sopracitati sono stati dei veri e propri parti podalici, avvenuti a colpi di porte sbattute, incursioni da Roma per litigi e scandalucci tra clan. Senza contare che se la Fiat ad un passo dal baratro è rinata molto si deve ad un personaggio che era lontano anni luce (non solo geograficamente, ma proprio come mentalità) da Torino. Anni fa un mio amico transfugo da Torino diceva: “Se riesci a realizzare una bella idea a Torino nonostante ti tolgano la terra da sotto i piedi ad ogni passo, beh allora significa che puoi farla ovunque”. Insomma Torino è uno straordinario laboratorio di idee che poi però si perdono spesso in snervanti beghe tra clan, e quindi spesso vengono realizzate a Milano e a Roma. Di qui il piagnisteo del torinese tipico che continua sempre a snocciolare i primati della città, quelli di un tempo però: ex capitale, prima città del cinema e via di seguito. L’elenco è lungo e non vorrei ammorbare i non torinesi. In questo contesto, le prospettive del festival di Torino non sono molto rosee. Un po’ perché dopo l’avvento del festival di Roma, i cosiddetti festivalucci dinosauri che vivacchiavano sulla scorta della celebrità di un tempo o che erano piccoli feudi di potere (vedi Taormina=Laudadio) sono stati spazzati via. E Torino per ora appartiene a questa specie di dinosauri in estinzione. Ma sulla terra ci sono ancora lucertoloni che provengono da ere geologiche lontanissime. Si sono evoluti, si sono adattati all’ambiente. Anche il nostro festival potrebbe farlo. Ma vorrà farlo? Se c’è la volontà di salvare il festival, bisogna ripartire da chi lo fa e dalle idee. Ci vorrebbe un personaggione della cultura, non necessariamente del cinema, che con distacco quasi sornione tiene a bada ‘sti torinesi che fanno a guardie e ladri, e che si vantano di essere i più lavoratori al mondo. Eh sì, perché un altro tabù da spazzare via all’ombra della Mole è quello del lavoro. Il torinese lavora solo lui, lavora tanto! Non gli piace apparire, ma se non lo guardano si offende. Ora, è ormai un fatto assodato che tutti chi più chi meno per campare debbano lavorare. Non solo, ma lavorare tanto non significa niente. Si può lavorare meno ed essere molto più incisivi ed innovatori, ad esempio. Ora forse Moretti poteva essere il nostro deux ex machina, super partes. Forse. Ma forse non era poi così super partes, non voleva esercitare la sua autorevolezza e diciamolo pure tirare fuori le palle per fare piazza pulita dei vecchi cortigiani del festival e di piccoli riti da corte di Versailles ormai fuori dal tempo. Forse doveva mettere solo la sua faccia per lasciar fare a Barbera e Della Casa. E non sarebbe stato proprio un gran cambiamento. Etichette: Festival Inserito da ottoemezzo a-live alle 12:07 3 commenti29 dicembre 2006 Lo scisma di Torino: Rondolino, Nanni e gli altri di Sabina PrestipinoColpo di scena nel panorama festivaliero italiano. In chiusura d'anno arriva una notizia bomba dal Festival di Torino. Dopo mesi di tira e molla tra Gianni Rondolino, presidente dell'ex Cinema Giovani, gli enti locali, e il Museo del Cinema, il festival del Cinema di Torino sembra essersi avviato ad un nuovo capitolo della sua vita. La notizia è che ieri è stato annunciato che Nanni Moretti sarà il prossimo direttore artistico della rassegna. Ma a riempire le colonne dei giornali sono gli strascichi di polemiche che hanno preceduto e accompagnato l'annuncio del nuovo direttore e i dettagli del duro scontro che si è creato tra Rondolino e i suoi fedeli paladini di un tempo, Alberto Barbera, direttore del Museo del Cinema e direttore del festival del Cinema Giovani nel suo periodo d'oro, e Stefano della Casa, predidente della Film Commission torinese e anch'egli direttore del passato della rassegna subalpina. Lo scisma del festival di Torino se non altro ha avuto il merito di riportare i riflettori della stampa di settore su Torino e sul suo festival, che negli ultimi anni era più avvezzo alle retrovie delle pagine locali dei quotidiani. Un po' perché il festival negli anni, soprattutto sotto la guida di Turigliatto e D'Agnolo Vallan, aveva perso appeal e un po' anche perché uno dei punti deboli della kermesse che aspirava ad internazionalizzarsi è sempre stato l'ufficio stampa. Naturalmente il quotidiano di Torino "La Stampa" è quello che dà maggior rilievo alla notizia e che ospita l'unica intervista al regista-neodirettore. "Sono legato da sempre a questo festival. Lo vorrei rilanciare mantenendo le sue caratteristiche, diminuendo però le sezioni e potenziando il rapporto con il cinema italiano. Mi piacerebbe che insieme al festival nascesse un laboratorio di progetti", spiega Moretti a Fulvia Caprara. La nuova kermesse dovrà essere "seria ma allegra", "un festival di ricerca e non convenzionale", aggiunge il regista, che non rinuncia a qualche stoccatina. Moretti infatti spera gli "siano risparmiate quelle riunioni tra festival in cui si dice che tutto è risolto perché sono state spostate di cinque giorni le date di inizio", riferendosi al "summit" Venezia-Torino-Roma. Anche perché Torino in ogni caso si merita la medaglia di bronzo, non solo cronologicamente, dice Moretti, ma anche per il budget di cui dispone. E la richiesta di glamour delle istituzioni? Su questo Moretti è piuttosto tranchant: "Se volevano più glamour dovevano chiamare qualcun altro" . Il "Corriere della Sera" invece preferisce mettere il dito nella piaga torinese, e parla di "Nuovo cinema campanile". Nel pezzo di apertura delle pagine Spettacoli Giuseppina Manin nell'articolo "È scontro su Moretti direttore a Torino" scrive "Rondolino contesta la nomina: il festival del cinema è nostro, lui ne faccia un altro". "Il manifesto" si schiera apertamente dalla parte di Rondolino e ospita una sua lettera in qualità di presidente dell'Associazione Cinema Giovani (nonché titolare del marchio del Torino Film Festival) . "Si tratta di una buona notizia per il cinema e la città: il moltiplicarsi delle iniziative a sostegno dell'arte cinematografica è senz'altro un segno di grande vitalità" dice Rondolino. Rincalza Roberto Silvestri: "Moretti ha tutte le carte in regola per dirigere una grande manifestazione. Ma non può essere strumentalizzato da quel centro-sinistra che fu proprio lui a richiamare alla limpidezza etica". Etichette: Festival Inserito da ottoemezzo a-live alle 07:07 1 commenti09 agosto 2006 Festival OST - una giornata per celebrare Wim Wenders ![]() Con un po’ di ritardo dovuto alle ferie e alla calura che scioglie i tasti del computer, ecco un nuovo articolo su un evento interessante e coinvolgente. Luglio 2006, esordisce a Reggio Emilia il primo festival italiano dedicato interamente alle colonne sonore; il Festival OST – Original SoundTrack si è svolto dal 15 al 30 luglio e ha visto esibirsi grandi musicisti cinematografici quali Luis Bacalov, Michael Nyman e Ludovico Einaudi. Ma soprattutto ha avuto in programma una giornata tutta dedicata a Wim Wenders: alle 18, nella Media Hall dell’Università, il grande regista tedesco ha tenuto una conferenza chiamata Music Saved My Life, mentre alle 21.30 l’elegante cornice di Piazza Prampolini ha fatto da sfondo alla Buena Vista Social Night, un suggestivo omaggio multimediale dedicato ai suoi film e alle emozioni che ci hanno regalato. Il nome della conferenza è preso da una frase che incautamente Wenders aveva pronunciato qualche anno fa: «Una volta in un’intervista dissi con leggerezza “Rock'n'roll has saved my life”. Nessuno si accorse che avevo citato Lou Reed, e da allora ho dovuto spiegare un'infinità di volte perché avevo detto così e perché la musica ha un ruolo tanto importante nella mia vita». E ancora una volta, davanti ad un pubblico di appassionati, il regista è stato prodigo di aneddoti e concetti per esaminare il complesso rapporto fra i suoi film e le sue colonne sonore. Non è un caso, dunque, che la conferenza sia stata seguita da una serata in cui la musica ha affiancato le immagini dei film di Wenders in maniera innovativa e poetica: in piazza Prampolini, le composizioni della pianista jazz Rita Marcotulli si sono sovrapposte all’opera visiva del vj Marco Ruffatti, famoso per “remixare” immagini prese da vecchi film, in modo da ricrearne il ritmo assecondando la musica che le accompagna dal vivo. L’effetto scenografico è fortissimo: le immagini wendersiane vengono proiettate su uno schermo posto dietro il pianoforte e le sculture di basalto (“sculture sonore”) realizzate e suonate dallo scultore Pinuccio Sciola dalla Marcotulli; anche i palazzi sulle pareti della piazza sono inondati di immagini, sicchè essa pare essersi trasformata in un teatro (vedi foto di Riccardo Sai; la foto è pubblicata per gentile concessione dell'autore). In programma ci sono cinque pezzi musicali tratti dagli ultimi album della musicista: sulle prime note di questa composizione introspettiva e delicata scorrono i paesaggi desolati di Paris, Texas, in una copia (digitalizzata) dalla fotografia fané e dalla pellicola rovinata; è particolarmente dolce, in questo contesto multimediale reso possibile solo dall’ultima tecnologia, notare le piccole imperfezioni della pellicola, un medium a cui saremo sempre meno abituati. Più tardi, una splendida cover di Us And Them dei Pink Floyd, che la Marcotulli esegue al piano mentre Sciola fa risuonare le sculture sonore sfregandole l’una contro l’altra, accompagna e fa danzare le sequenze più poetiche de Il Cielo Sopra Berlino e le visioni oniriche di Fino Alla Fine Del Mondo; queste ultime in particolare risultano straordinariamente efficaci. Gli ultimi due pezzi sono più emotivi e da lontano richiamano rispettivamente Michael Nyman e Keith Jarrett; il remix di Ruffatti, coerentemente, si concentra ancora su Paris, Texas: l’incontro fra madre e figlio, il filmato in Super8. Dopo la splendida esibizione Marcotulli-Ruffatti, il clima si fa meno raffinato ma più caldo: è la volta della Banda de Santiago de Cuba, in cui la musica diventa protagonista assoluta. Nella Banda, che conta più di un secolo di vita, aveva a suo tempo militato anche Compay Segundo, protagonista di Buena Vista Social Club, come clarinettista; a lui è dedicato il pezzo finale, quando ormai tutto il pubblico è in piedi a ballare. Anche Wim Wenders e sua moglie Donata ballano: il regista così contraddice la sua immagine di intellettuale schivo e si dimostra disponibile e gentile, anche quando i fans lo assalgono per avere un agognatissimo autografo. D’altronde, Reggio Emilia stasera gli ha tributato un omaggio affettuoso, ricco di emozione e di allegria: speriamo che serate come queste servano al Festival OST a crescere sempre di più. Etichette: Festival Inserito da ottoemezzo a-live alle 14:53 0 commenti30 luglio 2006 A Pordenone va in scena Videotronica ![]() Pordenone è un puntino come altri nel ricco e industrioso, e al contempo culturalmente sonnacchioso, Nordest; ci si avvicina a poco a poco, il che è un modo carino per dire che questa città è lontanissima da qualsiasi rotta, e finalmente ci si gode il bel centro storico con gli acciottolati e i portici a cui i pigri norditaliani dopotutto sono abituati. Poi però si fanno due parole col consigliere comunale Ado Scaini e si viene a conoscere il passato vivace e giovane della città: la vicina base militare americana ad Aviano ha sempre portato frotte di giovani a Pordenone, grandi industrie come la Zanussi l’hanno resa popolosa, il costume si è adeguato e la musica anche. Oggi pare strano a dirsi, ma i primi dischi punk apparsi in Italia venivano incisi proprio qui; Ado stesso nei tardi ’70 ha militato nei Tampax, gruppo punk il cui successo non è stato pari a quello dell’utile accessorio eponimo. Oggi invece Ado, con la preziosa collaborazione dello staff di Cinemazero (l’associazione culturale che si occupa della Mediateca di Pordenone) tenta di scuotere la città organizzando eventi come Videotronica 2006, il primo festival di vj-sets. Un attimo, che cosa è un vj-set? E’ come un dj-set, cioè una performance di mixaggio dal vivo di musica, però fatto con le immagini, siano esse materiale di repertorio o un girato originale; il vj le prende dal suo database, le manipola, le mixa e le proietta su un megaschermo per il piacere degli astanti. In questo caso particolare, tutti gli artisti che partecipano al festival lavorano in coppia: un vero e proprio dj alle musiche e un vj alle immagini. Entrambe vengono mixate al momento, improvvisando o seguendo un canovaccio, in contrasto l’una con le altre o in consonanza; il tutto secondo l’estro dei due artisti. Il vj-ing è insomma un ramo cadetto della blasonata schiatta della video-art, ma meriterebbe uguale attenzione per la fantasia e l’innovazione che esprime; per i pochi che hanno scelto di seguire Videotronica fino alla fine, anziché bere spritz e guardare le vetrine sul viale, la soddisfazione è stata grande da entrambi i punti di vista, cinematografico e musicale. La prima location in cui si svolge il festival è lo spiazzo davanti al lussuoso Bar Posta, a due passi dalla high street della città che ovviamente catalizza l’attenzione. Sono in scena i londinesi Photon Shepherds: il vj Greg McKneally e il musicista anglo-giapponese Taiyo Nagano, che presentano lo spettacolo Light Cube. Tre megaschermi sono stati montati in senso convesso affinché le immagini proiettate siano visibili da più prospettive; gli altoparlanti diffondono la musica elettronica composta e mixata da Nagano. A dire il vero, il forte dei Photon Shepherds non è il lato musicale quanto quello visivo, più immediatamente estetico: un nastro di globi colorati e luminosi attraversa un verde paesaggio del Galles, corre a Londra lungo l’East End e penetra nell’organismo dei passanti; comete, tracce di aereo, neve fioccante si fondono delicate sul paesaggio londinese, modificato da effetti grafici coloratissimi; una sequenza in split screen sembra voler moltiplicare l’ebbrezza della visione. Nessun altro artista, stasera, creerà visioni tanto suggestive, eppure le musiche mixate non sono all’altezza: forniscono un sottofondo gradevole e ben calibrato, ogni tanto facile da ballare, ma nulla di straordinario. Ciò balza all’occhio nell’emblematica sequenza finale: sugli schermi, il nero fa da sfondo ad una sequenza di piccoli fiori e virgulti che nascono e sbocciano in sequenza; la colonna sonora è un brano dei Sigur Ròs, lasciato nature. Inutile dire che la sequenza è molto suggestiva, ma gran parte del merito va ai Sigur Ròs passati indenni dal trattamento di mixing. Finita la prima parte, ci si sposta al cosiddetto Bronx, un parcheggio coperto e lasciato sporco di proposito, per accentuare il contrasto con l’impeccabile Bar Posta. Il set è bellissimo e “industriale” al punto giusto, ma la location non è molto indicata: il parcheggio si trova esattamente al di sotto di un bar-chiosco che attira gli assetati di birra e di chiacchiera; ancora una volta, il pubblico che dovrebbe seguire l’arte di Videotronica viene distratto da piaceri vani e transeunti! O tempora, o mores! Ma soprassediamo: è il turno dello spettacolo Tapeless/Fearless del duo italo-londinese Cluster One. Questa volta le immagini sono proiettate su un solo grande schermo centrale e tutto intorno sulle pareti di cemento; se ne occupa il regista Marco Ruffatti, mentre Alberto Roveroni sta alla musica. Lo stile dei Cluster One è del tutto diverso da quello dei Photon Shepherds, il che accresce la curiosità e l’attenzione; le immagini mixate in diretta non sono creazioni originali, infatti, bensì spezzoni di film di culto decontestualizzati e rimontati. Ruffatti ha scelto di alternare scene iconiche come il bagno di Anita Ekberg nella fontana di Trevi o il ghigno di Jack Nicholson in Shining a materiali televisivi come una videointervista a Michael Jackson e uno spot anni ’60: un pastiche postmoderno, perciò gioioso e coinvolgente, che mescola la memoria cinematografica collettiva al quotidiano e al grottesco. La sequenza si accompagna perfettamente ai temi, originali e non, manipolati dal musicista Roveroni: la colonna sonora di Tapeless/Fearless è molto varia sia come stile sia come timbro, armonizza in modo inedito Twisted Nerve (il tema fischiettato di Kill Bill), aggiunge ritmi elettronici a vecchie colonne sonore italiane per poi sciogliersi in momenti dance-trance in cui finalmente si balla davvero. L’ultimo spettacolo in programma, o “performance mixmediale” come amano definirla i due artisti, è anche il più difficile e coraggioso: si tratta di Dandelion Key del milanese Claudio Sinatti, già regista di videoclip, coadiuvato dal musicista leccese Pierpaolo Leo. I due prendono il posto dei Cluster One davanti al megaschermo e ancora una volta lo stile cambia di netto: Sinatti lavora infatti su una sola immagine, una foto in bianco e nero di alcuni denti di leone (sono fiori; i dandelion, appunto) che viene scomposta, atomizzata, fatta esplodere e implodere davanti ad uno sfondo rosso fuoco. Intanto Leo crea paesaggi sonori inquietanti e astratti, fatti di lunghi lamenti elettronici in cui è dolce naufragare; il mare di pixel bianchi e neri sparsi sulle pareti del Bronx aumenta il senso di spaesamento e fa incollare lo sguardo dello spettatore sui fiori polverizzati da Sinatti. Quando tutto si spegne, si esce da un’esperienza non immediatamente entertaining, ma catartica ed emozionante: la giusta chiusura di una serata sovraccarica, in senso positivo, di stimoli sensoriali e intellettuali - diciamolo pure: di arte. di Vera Brozzoni Etichette: Festival Inserito da ottoemezzo a-live alle 21:59 0 commenti25 luglio 2006 Venezia: si parte nel segno del noir ![]() In attesa del 27 luglio, giorno in cui verrà presentato, ufficialmente a Roma, il programma della 63ma Mostra del Cinema di Venezia, il direttore artistico Marco Müller ha elargito qualche "antipasto" per i giornalisti. E' così il 24 luglio si apprende dal sito della Biennale il titolo del film di apertura della rassegna, che avrà luogo al Lido dal 30 agosto al 9 settembre 2006. Sarà "The Black Dahlia" di Brian De Palma, con Scarlett Johansson, Hillary Swank e Josh Hartnett, il film che inaugurerà il concorso veneziano la sera del 30 agosto. Prodotto da Art Linson, Rudy Cohen, Moshe Diamant e Avi Lerner, la pellicola uscirà sui nostri schermi a fine ottobre, distribuita da 01 Distribution. "Siamo onorati che Brian De Palma abbia scelto di inaugurare la 63ma Mostra con il suo nuovo e attesissimo noir, confermando così il forte legame con Venezia", hanno dichiarato Davide Croff e Marco Müller. De Palma infatti è quasi un habitué del Lido, da trent'anni a questa parte. Fu invitato a Venezia nel 1975 con uno dei suoi primi film, "Le due sorelle" (Sisters) per poi farvi ritorno con "Blow Out", "Doppia personalità" (Raising Cain), e uno dei suoi capolavori, "Gli intoccabili" (The Untouchables), di cui peraltro è stato annunciato il prequel. L'inizio veneziano sulla carta si presenta sotto i migliori auspici, con un nome che mette d'accordo intrattenimento popolare e cinema d'autore. I cinefili internazionali infatti adorano De Palma e a quarant'anni dal suo esordio, potranno vedere il loro beniamino che si misura con l'adattamento di James Ellroy, scrittore a pieno titolo annoverato tra i classici del poliziesco americano e molto amato dal cinema ("L.A. Confidential"). Ma anche i fanatici delle passerelle verranno accontentati. La serata inaugurale sarà monopolizzata da due delle giovani dive di punta di Hollywwod, la coppia Swank- Johannson, che ritorna al Lido da star. "La Mostra, grazie a questo film, potrà salutare nuovamente due star indiscusse del firmamento internazionale, entrambe rivelatesi a Venezia, Scarlett Johansson nel 2003 con 'Lost in Translation', e poi giurata nel 2004, e Hilary Swank, a Venezia nel 1999 con il film che le valse il primo Oscar, 'Boy's Don't Cry'" hanno rilevato giustamente Croff e Müller. Tratto dall'omonimo romanzo, primo della quadrilogia su Los Angeles"The Black Dahlia" è ambientato nel 1947. Al centro della vicenda ci sono due poliziotti,amici ex pugili, Bucky Bleichert (Josh Hartnett) e Lee Blanchard (Aaron Eckhart), innamorati della stessa donna, la misteriosa Kay Lake (Scarlett Johansson), ex amica di un gangster. Sarà il truclento delitto di Elizabeth Short (Mia Kirshner), ragazza con ambizioni d'attrice soprannominata la Dalia Nera, su cui i due devono indagare, a sconvolgere per sempre la loro vita. E dire che dopo la nascita del festival di Roma, c'erà già chi dava per spacciato il Lido.
Etichette: Festival Inserito da ottoemezzo a-live alle 22:02 0 commenti18 luglio 2006 Se Locarno si mette a dieta ![]() Una drastica cura dimagrante per il festival di Locarno. E' quanto propone il nuovo direttore Frédéric Maire per la 59ma edizione della rassegna svizzera (2-12 agosto 2006). Sul Lago Maggiore infatti sfileranno 170 opere invece delle 250 della scorsa edizione. "Una selezione dolorosa, ma necessaria" è stato il lapidario commento di Maire, che preferisce "fare apprezzare di più i lavori mettendoli in contatto maggiore con il pubblico ed evitando dispersioni". Della serie (più) pochi ma buoni. Altra novità di quest'anno è la nutrita presenza di autori italiani. Saranno infatti una dozzina i lavori di casa nostra tra film in concorso, in Piazza Grande, e sezioni collaterali. In concorso gareggeranno Roberta Torre ("Mare Nero) ed Enrico Pau ("Jimmy della collina"). La regista di "Tano da morire", questa volta mette in scena un giovane ispettore alle prese con gli ambienti più torbidi della vita notturna romana. Nel cast figurano: Luigi Lo Cascio, Anna Mouglalis e Massimo Popolizio. Il film di Pau invece è un adattamento dell'omonimo romanzo di Massimo Carlotto. Interpretata da Nicola Adamo, Valentina Carnelutti, Giovanni Carroni e Francesco Origo, la pellicola narra di Jimmy diciassettenne che, in assenza di prospettive e di riferimenti nel suo paesello di provincia, finisce in un carcere minorile. In Piazza Grande verrà proiettata l'ultima fatica di Maurizio Sciarra "Quale amore". Tratta dal celebre romanzo "Sonata a Kreutzer" di Lev Tolstoi, la pellicola è interpretata da Giorgio Pasotti e Vanessa Incontrada. Mentre in "Cineasti del Presente", passeranno "Schopenhauer" di Giovanni Davide Maderna, su due studenti, un uomo e una donna, che cercano la parola rivelatrice di un filosofo ritiratosi in campagna, e "Sotto la luna di Scampia" di Carlo Luglio. Sarà lo spettacolare "Miami Vice" di Michael Mann, con Jamie Foxx e Colin Farrell a inaugurare la rassegna, come da tradizione nella splendida cornice della Piazza Grande. La retrospettiva è dedicata quest'anno al cineasta finlandese Aki Kaurismaki. E' atteso a Locarno Aleksander Sokurov, che presenterà "Elégie" in anteprima e che ritirerà il Pardo d'Onore. Mentre Willem Dafoe sarà insignito del "Locarno Excellence Award". La sezione "Open Doors", che vuole dare spazio al cinema dei paesi in via di sviluppo, sarà dedicata a Malesia, Indonesia, Thailandia e Singapore. SP Etichette: Festival Inserito da ottoemezzo a-live alle 21:42 0 commenti |
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